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venerdì 11 luglio 2014

Carlo Migliavacca parla del "Diario della mia guerra"

Ringrazio l’amico Davide Grassi per avermi coinvolto in questa meravigliosa avventura mettendomi a disposizione il “diario” completo di papà Paolo con l’obiettivo di poter divulgare questo “gioiello” per offrirlo alla lettura di un pubblico più vasto e mantenere vivi i valori della memoria e a trasmetterli alle nuove generazioni.
Chi ama la Storia sa quanto vale conservare memoria del passato e leggerà con piacere il “Diario della mia guerra - Storia di un adolescente sotto le bombe”, scritto dal 1940 al 1945 da Paolo Grassi: iniziato all’età di dieci anni e concluso a quindici anni, al termine della II^ Guerra mondiale.
È stata una emozione, per me, leggere questo diario di Paolo Grassi, che a Lumellogno era meglio conosciuto come Lino (da Paolino), o anche “Lino al milanes”.
Nei lunghi periodi trascorsi a Lumellogno (Novara), specialmente dal luglio del 1942 al 1945, la testimonianza di Paolo è eccezionale e ci trasmette un racconto ricco di episodi tragici e commoventi come gli eccidi di Piazza Cavour e piazza Crispi; dei bombardamenti; della Resistenza, nominando tutte quelle persone che noi di Lumellogno, e soprattutto gli anziani, abbiamo conosciuto o ne abbiamo sentito parlare attraverso la voce dei famigliari. Parla, ad esempio, del maestro Zei (Rodolfo - Rudy), dei partigiani Claudio Claudio Fatti (nome di battaglia: Signur), Serafino Lorenzini (Fulmine), del “Ciuc” (Pollastri Giuseppe), del “Rosa” (Gioria Angelo), dell’amico Remo Zambrini (partigiano in Val Pellice) e dell’amico Gastone Portesan (partigiano nelle colline novaresi).
Leggendo il diario ho preso nota dei nomi citati e mi sono messo a ricercare i cognomi e i soprannomi. Molte di queste persone che Paolo cita, le ho conosciute personalmente.
Ci sono, poi, i racconti dei momenti spensierati ed allegri con gli amici di Lumellogno: Alfonso (Castelli), Giulio (Greguoldo), Oreste (Brusa), Ada (Zei). Ricorda, ad esempio,  l’amico Alfonso che gli insegna a costruire la fionda e arrampicarsi sugli alberi per rubare la frutta; quando impara a nuotare nella Caccesca o quando fuma la prima sigaretta; quando fanno gli scherzi ai tedeschi con messaggi cifrati fasulli. Paolo, avendo frequentato anche a Novara prima le scuole Medie e poi il Mossotti, ricorda i compagni di scuola: Carlo Accomazzi, Adriano Cerri, Armida Belletti di Galliate; le Professoresse Magrini, Virgili, Proto e il professore di matematica Galeazzi. E ci sono anche i primi “amori”.
Un momento sublime, invece, è quando Paolo descrive Lumellogno e il suo paesaggio; quando parla delle mondine e illustra le risaie... e pure i salam d’la duja.
Particolarmente emozionante è il racconto che Paolo Grassi fà ricordando il giorno della Liberazione di Novara, quando lui e l’amico Alfonso diventano, a soli 15 anni, “Partigiani dell’ultima ora” in quanto, recatisi a Novara per vedere cosa stava succedendo, ricevono in dotazione un fucile “91 ridotto” e l’autorizzazione a circolare armati nelle ore di non coprifuoco; e quel giorno, al rientro a casa da Novara, termina con un sonoro ceffone che la mamma gli appioppa per aver portato in casa un’arma da fuoco. Ma sono tanti i momenti emozionanti e il doverli ricordare tutti vorrebbe dire: stare a leggere tutto il diario.
Quanto da me accennato è semplicemente una minima parte del contenuto e posso garantire che... beh, scopritelo da soli e vedrete che non ho detto bugìe.
Una breve nota; a Lumellogno ci sono ancora persone, oltre ai parenti, che si ricordano di Paolo Grassi: Linda Bigliani, Francesca Aliprandi Mazzetta, Luigina Merlo Capetta, Rita Fatti, Enrico Panza, Luigi Borando, Achille Mancin, Graziella Nuvolone e tanti altri. Devo dire, inoltre, che sono ancora vivi e vegeti gli amici di quella fantastica, quanto tragica, avventura di Paolo Grassi; mi riferisco a Oreste Brusa (che abita a Novara), a Giulio Greguoldo (risiede in Svizzera) e ad Alfonso Castelli (abita a Casale Monferrato).

Il diario è un documento eccezionale, molto adatto alla lettura dei ragazzi di oggi, perché scritto da un ragazzo molto diligente nell’annotare la storia stessa, nell’annotare ciò che oggi si legge nei libri di storia; oserei dire che molti dettagli della nostra storia, specialmente locale, si possono scoprire leggendo questo diario: dettagli che non si trovano da nessuna parte, se non nella memoria di chi ha vissuto direttamente quei momenti. Ecco perché ritengo sia principalmente un documento.
“Il diario di Paolo Grassi è un lavoro di notevole qualità di testimonianza e di costume”, così ha commentato un amico al quale l’ho fatto leggere in anteprima per avere un giudizio terzo, cioè di persona non coinvolta emotivamente.
La pubblicazione integrale di questo libro-documento non è solo “un sogno realizzato per tutti i suoi familiari”, ma è un doveroso impegno, lo ripeto, “a mantenere vivi i valori della memoria per trasmetterli alle nuove generazioni”.
 Carlo Migliavacca

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