Regalatevi i libri di Segni e Parole

domenica 20 luglio 2014

Il tour di "Gente di Stoffa" continua. Il 24 luglio alle 21.15 arriva a Romentino nella piazza Saint Marcel

La Piazza Saint Marcel di Romentino. Ci vediamo qui
Il vagabondaggio di "Gente di stoffa" continua. Il nuovo appuntamento è per il 24 luglio alle 21.15 in quel di Romentino nella piazza Saint Marcel. Non mancate! Oltre all'autrice Barbara Bozzola ci saranno la giornalista Eleonora Groppetti del "Corriere di Novara" e Jacopo Ferrari, uno dei protagonisti del libro

mercoledì 16 luglio 2014

Perché Segni e Parole ha pubblicato "Gente di stoffa"

Barbara Bozzola ha tanta di quella stoffa che potrebbe tranquillamente figurare in questo libro. Se non la trovate è perchè l'ha scritto e come si sa lo scrivere è "uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo". Devo dire la verità: prima ancora che le interviste fossero finite, prima ancora di sapere come e quando sarebbe stato pronto il materiale ho deciso che "Segni e parole" avrebbe dovuto pubblicare questo libro.
È iniziata così una trattativa lunga e così complicata da far impallidire anche i quotidiani frequentatori dei "suq" delle città nordafricane. L'oggetto e la causa di questa tenzone non sono mai stati i soldi (che sono pochissimi e molto volatili), ma le evoluzioni dell'autostima di Barbara, simili alle onde oceaniche che entusiasmano gli appassionati di surf. Come tutti i creativi che si rispettino, infatti, ha la capacità di aggrovigliarsi in contraddizioni senza senso: per un istante è talmente forte da reggere alla critica più velenosa e ingiusta e l'istante successivo mette in dubbio la validità di quanto scritto fino a quel momento.
In ogni caso io volevo pubblicare questo libro e ci sono riuscito.
I motivi?
Il primo è che Barbara è geniale, intuitiva e scrive bene. Ha un modo di scrivere particolare, con un rispetto relativo delle regole auree che si applicano nelle redazioni. Per esempio mette i punti prima delle congiunzioni quasi volesse aiutare il lettore a tirare il fiato e sa esprimere concetti complessi in modo semplice. Nelle interviste tratta con rispetto le interlocutrici e gli interlocutori e, per essere stato qualche volta intervistato da lei, so che le domande banali non appartengono alla sua dimensione perchè, come ogni giornalista che si rispetti, prima dell'intervista approfondisce la personalità e tutto quanto le può servire della persona che deve intervistare. Leggendo questo libro lo si capisce fin dalle prime pagine. Non ci sono passaggi inutili. Ogni personaggio emerge nel modo giusto.
Se Barbara è brava, i protagonisti di questo libro non sono da meno. È questa la seconda ragione o, meglio, il secondo motivo per cui ho deciso di pubblicarlo. Sono persone che hanno deciso di non mettere da parte i sogni e di non sprecare il talento. Raccontarle fa bene al cuore e dovrebbe forse dare qualche stimolo in più anche alle istituzioni politiche, amministrative ed economiche perchè per tanti che ce l'hanno fatta da soli ce ne sono altrettanti, forse di più, che si sono persi per strada non avendo trovato un piccolo aiuto, magari economico.
Infine ho pubblicato questo libro perchè Barbara Bozzola fa BB. Non è mica una cosa da nulla. Le due B, oltre che suggestive come tutte le consonanti raddoppiate, evocano l'analogo gioco mediatico operato negli anni Sessanta per Brigitte Bardot, negli anni Settanta per Barbara Bouchet e oggi in qualche modo ripetuto per Bianca Balti. Il marchio BB funziona. Almeno lo spero...
(dalla prefazione al libro "Gente di stoffa")
Gianni Lucini

martedì 15 luglio 2014

Niccolò Roda parla del suo libro "Un'aria diversa"

Ho scelto di trattare questo tema a seguito di una meravigliosa conferenza a cui ho assistito. In essa il professor Maurizio Viroli ha saputo incantarmi con una interessantissima riflessione sulla situazione italiana contemporanea e su cosa sia oggi la libertà per gli italiani. Credo che mi abbia davvero aperto gli occhi e così ho deciso di vedere come nel corso della storia questo tema sia stato trattato da alcuni uomini.
So bene che molti saranno i pensatori di cui non ho parlato, tuttavia ho scelto di concentrarmi su quelli che mi sono stati consigliati e che mi interessavano.
So anche che il pensiero che emerge, soprattutto nell’ultima parte, potrebbe urtare con alcune idee politiche, però ho preferito presentare quello che è a tutti gli effetti il pensiero che ho maturato attraverso questo mio percorso.
Ho preferito far dialogare due persone piuttosto che dar vita ad un semplice trattato perché credo che solo così la riflessione su un tema tanto importante possa essere viva e vera.
Devo dire che quello che era iniziato come un lavoro in vista dell’esame di maturità si è trasformato col tempo in una vero e proprio interesse e che ho imparato a coltivare con passione queste mie letture.
Ed è per questo che, comunque vada, sono molto soddisfatto del mio lavoro e del mio percorso perché mi ha fatto cogliere la bellezza del pensiero di molti grandi. E credo che questa sia la cosa più importante per maturare davvero, perché è attraverso le parole di questi uomini immortali che potremmo, forse, cambiare qualcosa.
Niccolò Roda

lunedì 14 luglio 2014

Helena De Lisa parla de "LA GUERRA DI MARIO - Le lettere di Mario Marforio, un ragazzo in divisa nel turbine della seconda guerra mondiale"

È questo il primo di diversi appuntamenti che mi sono data col passato della mia famiglia, quando ancora non esisteva nemmeno nei pensieri dei due capostipiti che le hanno dato inizio. 
Ripercorro con gioia ed immenso onore le memorie di mio nonno, Mario Marforio, quando era soldato ventenne lontano da Lesa e dai suoi cari. È la prima volta che parte, è da solo ad affrontare il mondo in una prova ben più grande di lui, che è però toccata in sorte a tanti suoi coetanei: la guerra.
Anziché trasformare le sue memorie in un racconto, come inizialmente intendevo fare, vorrei condividere con voi le sue lettere: sia perché la loro autenticità le rende, a mio parere, intrasformabili, sia perché si perderebbero tutte le caratteristiche linguistiche tipiche dell'italiano regionale parlato in quegli anni con tanta influenza del nostro caro dialetto, unito ad espressioni formali e riguardose dal sapore antico. Queste lettere si spiegheranno secondo me da sole lasciandoci intendere di volta in volta la nostalgia, le preoccupazioni, l'interesse reciproco per le vite di chi è partito e di chi è rimasto a casa e mostrando i legami che univano allora la famiglia Marforio: ci permettono di tracciare un percorso fisico ed emozionale di quei suoi anni di "viaggio" partendo dal 1942 per arrivare fino all'estate del 1944.
Helena De Lisa

venerdì 11 luglio 2014

Carlo Migliavacca parla del "Diario della mia guerra"

Ringrazio l’amico Davide Grassi per avermi coinvolto in questa meravigliosa avventura mettendomi a disposizione il “diario” completo di papà Paolo con l’obiettivo di poter divulgare questo “gioiello” per offrirlo alla lettura di un pubblico più vasto e mantenere vivi i valori della memoria e a trasmetterli alle nuove generazioni.
Chi ama la Storia sa quanto vale conservare memoria del passato e leggerà con piacere il “Diario della mia guerra - Storia di un adolescente sotto le bombe”, scritto dal 1940 al 1945 da Paolo Grassi: iniziato all’età di dieci anni e concluso a quindici anni, al termine della II^ Guerra mondiale.
È stata una emozione, per me, leggere questo diario di Paolo Grassi, che a Lumellogno era meglio conosciuto come Lino (da Paolino), o anche “Lino al milanes”.
Nei lunghi periodi trascorsi a Lumellogno (Novara), specialmente dal luglio del 1942 al 1945, la testimonianza di Paolo è eccezionale e ci trasmette un racconto ricco di episodi tragici e commoventi come gli eccidi di Piazza Cavour e piazza Crispi; dei bombardamenti; della Resistenza, nominando tutte quelle persone che noi di Lumellogno, e soprattutto gli anziani, abbiamo conosciuto o ne abbiamo sentito parlare attraverso la voce dei famigliari. Parla, ad esempio, del maestro Zei (Rodolfo - Rudy), dei partigiani Claudio Claudio Fatti (nome di battaglia: Signur), Serafino Lorenzini (Fulmine), del “Ciuc” (Pollastri Giuseppe), del “Rosa” (Gioria Angelo), dell’amico Remo Zambrini (partigiano in Val Pellice) e dell’amico Gastone Portesan (partigiano nelle colline novaresi).
Leggendo il diario ho preso nota dei nomi citati e mi sono messo a ricercare i cognomi e i soprannomi. Molte di queste persone che Paolo cita, le ho conosciute personalmente.
Ci sono, poi, i racconti dei momenti spensierati ed allegri con gli amici di Lumellogno: Alfonso (Castelli), Giulio (Greguoldo), Oreste (Brusa), Ada (Zei). Ricorda, ad esempio,  l’amico Alfonso che gli insegna a costruire la fionda e arrampicarsi sugli alberi per rubare la frutta; quando impara a nuotare nella Caccesca o quando fuma la prima sigaretta; quando fanno gli scherzi ai tedeschi con messaggi cifrati fasulli. Paolo, avendo frequentato anche a Novara prima le scuole Medie e poi il Mossotti, ricorda i compagni di scuola: Carlo Accomazzi, Adriano Cerri, Armida Belletti di Galliate; le Professoresse Magrini, Virgili, Proto e il professore di matematica Galeazzi. E ci sono anche i primi “amori”.
Un momento sublime, invece, è quando Paolo descrive Lumellogno e il suo paesaggio; quando parla delle mondine e illustra le risaie... e pure i salam d’la duja.
Particolarmente emozionante è il racconto che Paolo Grassi fà ricordando il giorno della Liberazione di Novara, quando lui e l’amico Alfonso diventano, a soli 15 anni, “Partigiani dell’ultima ora” in quanto, recatisi a Novara per vedere cosa stava succedendo, ricevono in dotazione un fucile “91 ridotto” e l’autorizzazione a circolare armati nelle ore di non coprifuoco; e quel giorno, al rientro a casa da Novara, termina con un sonoro ceffone che la mamma gli appioppa per aver portato in casa un’arma da fuoco. Ma sono tanti i momenti emozionanti e il doverli ricordare tutti vorrebbe dire: stare a leggere tutto il diario.
Quanto da me accennato è semplicemente una minima parte del contenuto e posso garantire che... beh, scopritelo da soli e vedrete che non ho detto bugìe.
Una breve nota; a Lumellogno ci sono ancora persone, oltre ai parenti, che si ricordano di Paolo Grassi: Linda Bigliani, Francesca Aliprandi Mazzetta, Luigina Merlo Capetta, Rita Fatti, Enrico Panza, Luigi Borando, Achille Mancin, Graziella Nuvolone e tanti altri. Devo dire, inoltre, che sono ancora vivi e vegeti gli amici di quella fantastica, quanto tragica, avventura di Paolo Grassi; mi riferisco a Oreste Brusa (che abita a Novara), a Giulio Greguoldo (risiede in Svizzera) e ad Alfonso Castelli (abita a Casale Monferrato).

Il diario è un documento eccezionale, molto adatto alla lettura dei ragazzi di oggi, perché scritto da un ragazzo molto diligente nell’annotare la storia stessa, nell’annotare ciò che oggi si legge nei libri di storia; oserei dire che molti dettagli della nostra storia, specialmente locale, si possono scoprire leggendo questo diario: dettagli che non si trovano da nessuna parte, se non nella memoria di chi ha vissuto direttamente quei momenti. Ecco perché ritengo sia principalmente un documento.
“Il diario di Paolo Grassi è un lavoro di notevole qualità di testimonianza e di costume”, così ha commentato un amico al quale l’ho fatto leggere in anteprima per avere un giudizio terzo, cioè di persona non coinvolta emotivamente.
La pubblicazione integrale di questo libro-documento non è solo “un sogno realizzato per tutti i suoi familiari”, ma è un doveroso impegno, lo ripeto, “a mantenere vivi i valori della memoria per trasmetterli alle nuove generazioni”.
 Carlo Migliavacca

Davide Grassi parla del "Diario della mia Guerra"

Di libri nella mia vita ne ho letti tanti e, negli ultimi anni, ne ho scritti anche alcuni. Ma questo è - e sarà sempre - il libro più importante della mia vita. Il motivo? Il “Diario della mia guerra” lo ha scritto mio padre durante gli anni della sua adolescenza, che hanno coinciso con la tragica storia della seconda guerra mondiale.
Inutile negarlo: in questa prefazione l’aspetto affettivo svolge un ruolo determinante. Credo però di essere obiettivo se affermo che questo diario – “scovato” da mio padre a distanza di tanto tempo dagli avvenimenti raccontati e riscritto durate gli anni della sua pensione – è un racconto appassionato e appassionante. In queste pagine sono state annotate vicende personali intrecciate con momenti che hanno sconvolto il mondo. Bombardamenti e amici indimenticabili, cibo razionato e vacanze in mezzo alle risaie, fucilazioni di massa e primi timidi amori si alternano così come in un romanzo avvincente, ambientato però nella realtà.
Questo “Diario della mia guerra” ripercorre i cinque anni più tragici della storia italiana - dallo scoppio della guerra alla caduta del fascismo, dalla sanguinosa occupazione nazista fino alla liberazione - visti con gli occhi di un ragazzino costretto dagli eventi a crescere troppo in fretta. Pur tra violenze di ogni tipo, dalle pagine emerge il desiderio di vivere, il mantenimento dei valori, la ricerca – per quanto possibile – di una “normalità” adolescenziale, che fa però presto spazio alla consapevolezza, all’indignazione per gli orrori.
A colpire maggiormente è proprio lo stridente contrasto tra il desiderio di quotidianità – che si intuisce anche dall’uso ricorrente dell’ironia, quasi per esorcizzare la guerra - e la necessità di affrontare situazioni sconvolgenti. Si passa così rapidamente delle prime feste a tempo di musica, al bombardamento che distrugge la casa in cui si è cresciuti; dallo scherzo goliardico (divertentissimo l’episodio del caos provocato dalla telefonata ai fascisti per avvisarli della presenza in un bar “di partigiani ubriachi travestiti da nazisti” che, in realtà, erano proprio militari tedeschi) alla cruda realtà delle persecuzioni causate dalla delirante ideologia di Hitler e dai folli criminali che l’hanno messa in pratica.
In questo diario emergono storie ormai lontane, ma da non dimenticare mai. È un libro rivolto agli anziani - che in queste pagine possono ritrovare episodi vissuti in prima persona - ma soprattutto ai giovani. Credo, infatti, che per loro possa essere un’occasione per conoscere meglio quanto è successo dal 1940 al 1945, gli anni più tragici della storia italiana. In questo senso, sono convinto sia un libro “istruttivo”, utile anche per evitare che gli errori – e gli orrori – del passato possano ripetersi.
Quando qualche anno fa lessi per la prima volta questo diario dissi subito a mio padre: “È bellissimo: perché non provi a pubblicarlo?”. Mi rispose: “È solo il diario di un ragazzino, a chi vuoi che interessi?”. Si sbagliava.
Questa è la versione integrale del diario, di cui conservo gelosamente l’originale con dedica di mio padre. Contiene avvenimenti storici, note minuziose, descrizioni di una Milano che non c’è più, con mestieri ormai rimasti vivi solo nella memoria dei meno giovani. Anche i lunghi periodi trascorsi a Lumellogno (Novara), terra natale dei genitori di papà, sono raccontati con molti particolari, interessanti anche da un punto di vista storico e sociale.
Ho però un grande rammarico: purtroppo mio padre non può assistere alla pubblicazione di questo libro. Per una tragica ironia della sorte lui, che nel diario racconta di essere scampato miracolosamente a bombardamenti e pallottole, è scomparso in modo improvviso e assurdo.

Qualche giorno prima del Natale 2005, decise di riparare la pista per le macchinine che usavo da bambino. Voleva fare una sorpresa a mio figlio Gabriele, che compiva cinque anni il 27 dicembre 2005. Uscì di casa felice per andare dall’elettricista, alla ricerca di un pezzo da sostituire. Non lo trovò. Al ritorno trovò invece un’automobile che lo colpì mentre attraversava la strada, facendogli urtare violentemente la nuca sull’asfalto. All’ospedale venne operato alla testa e rimase tredici giorni in coma. Poi si spense: un giorno dopo Natale, un giorno prima del compleanno di Gabriele. Forse decise così per non rovinare per sempre le due feste a chi voleva bene.
La scatola con la pista delle macchinine ora è chiusa. E non verrà mai più riaperta. Mi auguro però che venga aperto spesso questo libro, un sogno realizzato per me, mia madre Annamaria e mia sorella Vania.
Il diario di papà è rimasto troppo a lungo dimenticato nel cassetto. Il ricordo del suo autore - un padre e un marito meraviglioso - rimarrà invece sempre vivo nei nostri cuori.
Davide Grassi
 

giovedì 10 luglio 2014

LA GUERRA DI MARIO - Le lettere di Mario Marforio, un ragazzo in divisa nel turbine della seconda guerra mondiale

Helena De Lisa
LA GUERRA DI MARIO 
Le lettere di Mario Marforio, un ragazzo in divisa nel turbine della seconda guerra mondiale

Nel 1942 Mario Marforio da Lesa, Lago Maggiore, è un soldato ventenne lontano dal paese e dai suoi cari. È la prima volta che parte, è da solo ad affrontare il mondo in una prova ben più grande di lui, che è però toccata in sorte a tanti suoi coetanei: la guerra.
Mario è il primo maschio di sei figli: è a lui che si chiede un parere quando si ha l'idea di prendere una bicicletta, è lui stesso che si sente in diritto di darne. Avrà proprio lui parole di conforto per i famigliari quando sarà prigioniero, sarà f
orte anche durante i mesi di silenzio, di fronte alle notizie più brutte e dolorose. In questo libro sono raccolte le sue lettere scritte dal 1942 all'estate del 1944, senza correzioni e con le caratteristiche linguistiche tipiche dell'italiano regionale parlato in quegli anni nel quale le espressioni dialettali si mescolano a formalismi di scrittura dal sapore antico.
In questo libro ci sono tante cose: la nostalgia, le preoccupazioni, le paure e l'interesse reciproco per le vite di chi è partito e di chi è rimasto a casa.
Su tutto c'è la guerra vista e raccontata ai famigliari...

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UN'ARIA DIVERSA - Dialoghi e dubbi sulla Libertà

Niccolò Roda
UN'ARIA DIVERSA
Dialoghi e dubbi sulla Libertà

Stefano e Maurizio, i due protagonisti di questo libro, si arrampicano sulle vette dei ragionamenti più complessi con il passo lento di chi percorre i sentieri di montagna, senza fretta di arrivare alla conclusione del viaggio ma con la certezza che ogni metro percorso avvicina alla meta.
È un testo che ha diverse chiavi di lettura. Può essere letto tutto d’un fiato se si è interessati alla dinamica della relazione tra i due protagonisti oppure lentamente, poco per volta, se si vogliono seguire e metabolizzare i concetti. Qualcuno troverà risposte, qualcun altro incontrerà stimoli per nuove domande, altri ne apprezzeranno la lucida esposizione, altri ancora lo vivranno come un giallo senza assassini da seguire con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.
In ogni caso non poteva restare chiuso in un cassetto. 


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mercoledì 9 luglio 2014

GENTE DI STOFFA - Storie di creatività novarese

Barbara Bozzola
GENTE DI STOFFA
Storie di creatività novarese

La “Gente di stoffa” è quella accomunata da un “pallino”, un bernoccolo, un chiodo fisso. Una lampadina sempre accesa che non è mai un capriccio ma una pura necessità. Questo libro è una collezione di storie originali (nel duplice significato di “autentiche” e “curiose”) che hanno un comune denominatore, o meglio, due: il talento e la passione. Le sue pagine raccolgono il racconto in “viva voce” di scrittori, registi, illustratori, musicisti, ballerini, studiosi, giocolieri, fotografi, artigiani e artisti in senso lato che hanno creduto nel proprio sogno, ci hanno provato e continuano a farlo. Un campionario di vite umane e professionali che avevano l’urgenza di essere raccontate. È un libro che vuole porsi come un piccolo forziere in cui le eccellenze di una società, i suoi panni più pregiati, vengono messe in mostra non solo per essere ammirate ma soprattutto per essere avvicinate, comprese, vissute.

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DIARIO DELLA MIA GUERRA - Storia di un adolescente sotto le bombe

Paolo Grassi
  DIARIO DELLA MIA GUERRA
Storia di un adolescente sotto le bombe


a cura di Davide Grassi e Carlo Migliavacca
Come si vivono gli anni dell’adolescenza tra bombardamenti e amici indimenticabili, cibo razionato e vacanze in mezzo alle risaie, sfollamenti e scherzi goliardici, fucilazioni di massa e primi timidi amori? Lo racconta Paolo Grassi che, durante il periodo 1940-1945, ha tenuto un diario nel quale ha annotato le sue vicende personali intrecciandole con momenti che hanno sconvolto il mondo. Questo “Diario” ripercorre i cinque anni più tragici della storia italiana - dallo scoppio della guerra alla caduta del fascismo, dalla sanguinosa occupazione nazista fino alla liberazione - visti con gli occhi di un ragazzino costretto dagli eventi a crescere troppo in fretta. Pur tra violenze di ogni tipo, dalle pagine emerge il desiderio di vivere, il mantenimento dei valori, la ricerca – per quanto possibile – di una “normalità” adolescenziale, che fa però presto spazio alla consapevolezza, all’indignazione per gli orrori quotidiani. Il libro-documento è un diario appassionato e appassionante dal quale emergono storie lontane. Da non dimenticare mai.

Paolo nel 1940 ha dieci anni, inizia a stendere il diario poco prima dell’inizio della guerra e, pagina dopo pagina, ne riporta gli eventi di rilievo nazionale e locale. Dalle notti passate in rifugio sotto le bombe ai bollettini riportati dai quotidiani, il giovane Paolo diventa testimone di una storia molto più grande di lui. Lo aiutano a capire: la famiglia, gli amici, gli episodi quotidiani, il vissuto stesso nelle città e nei paesi in cui vive durante la guerra: Milano, Codogno, Novara e Lumellogno, dove la famiglia è costretta a sfollare a casa dei nonni Camillo e Clementina.

Questo diario è un libro per gli appassionati di storia, adatto alla lettura anche dei ragazzi di oggi, perché scritto da un ragazzo molto diligente nell’annotare la storia stessa, nell’annotare ciò che oggi si legge nei libri; molti dettagli della nostra storia, specialmente locale, si possono scoprire leggendo questo diario: dettagli che non si trovano da nessuna parte, se non nella memoria di chi ha vissuto direttamente quei momenti.


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