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Gli ingranaggi del
tempo sono determinanti per cambiare la vita. Un piccolo ritardo e tutto
cambia; il destino di molti improvvisamente prende una direzione diversa da
quella originariamente tracciata.
Così accade a Elena
costretta a misurarsi con eventi imprevedibili che le cambiano più volte la
vita in questo poliziesco che ha il ritmo delle storie di spionaggio e i colori
di un noir. Licia Perna è attenta ai particolari con una scrittura incalzante
che cattura il lettore fin dalle prime pagine.
L'Autrice
Licia Perna, nata a Milano è una “ragazza” del ’56. Appassionata di libri, film e serie TV in tema
poliziesco-investigativo, da anni coltivava il desiderio di scrivere un suo
racconto. Oggi, in pensione, ci si è dedicata e non è detto che
finisca qui. Non è mai troppo tardi per realizzare un sogno.
Un cadavere in una valle abitata da spiriti, un'improvvisata
indagatrice con un accompagnatore speciale. Questa è la prima inchiesta di Dea
Ferrari, una giornalista originaria di Lesa, sul Lago Maggiore, tornata nel suo
paese natale dopo essere andata in pensione. Al suo fianco c'è Luciano, detto
Ciano, un arzillo novantenne, ex partigiano, profondo conoscitore del proprio
paese e delle persone che lo abitano, facilmente reperibile al Circolo che per
lui è quasi un ufficio. Questa storia ha ispirato il fumetto Dea
e Ciano - I piccoli demoni della Valle pubblicato sempre da Segni e Parole.
Questo libro ha una lunga storia. In origine questa indagine
di Dea e Ciano era nata come racconto e si intitolava "I piccoli demoni
della valle". Pubblicato nell'antologia "Giallo Nuar" aveva
ispirato una versione a fumetti sceneggiata da me e disegnata da
Bruno Testa. Ora, cedendo a varie sollecitazioni, l'ho in parte riscritta approfondendone
i protagonisti e l'ambientazione. Chissà che sia l'inizio di una serie…
I sassi pensano, hanno opinioni, parlano tra loro e con altre creature. Essi commentano il mondo e tutto ciò che li circonda in queste piccole
storie disegnate da Vittorio Sedini capaci di far sorridere e pensare allo stesso tempo
L'Autore
Vittorio Sedini è nato nel 1934 a Milano dove a tutt’oggi
vive e lavora; principalmente come illustratore di libri per l’infanzia. Attorno
agli anni Settanta del secolo scorso ha scritto disegnato e prodotto
“Mariolino”: una serie di 26 episodi in animazione, distribuita negli anni Settanta
e Ottanta in varie televisioni europee. Per lo scomparso “Corriere dei piccoli”
ha disegnato nel vecchio stile degli anni Trenta, con le tipiche rime di
Giovanni De Roma, le storie di “Burattino Fantasia e l’allegra compagnia”. Suoi
racconti sono apparsi su “Popotus”, “i quaderni Montessori”, “Scuola italiana
moderna” e BIG, mensile per bambini, dove appaiono anche le avventure a fumetto
della “Famiglia A-mici”. Protagonisti i due mici: Pinco e Pallina. BIG è edito
da “Città nuova” e, per l’omonimo mensile, Vittorio Sedini ha creato un
personaggio, il Sasso, che appare puntualmente da più di quarant’ anni nella
rubrica a fumetti “Anche i sassi pensano”. “Foto di gruppo, con Sasso” è il
titolo di una prima raccolta di queste vignette edita dalla Editrice Monti.
Saronno, 2003. Questo libretto “Vita da sassi” è una seconda raccolta. Quante
ne seguiranno?
Devono lasciare il luogo natio. Fuggono da guerra,
miseria, fame. Superano catene montuose, attraversano mari. Vogliono
sopravvivere. S’insediano in quello che a loro sembra un eden, una cittadina di
nome Livellate. Gli abitanti sono pacifici, è vero, ma quando si sentono
invasi…
La presenza sempre più numerosa delle tortore viene vissuta come una
minaccia alla quale bisogna reagire con tutti i mezzi, in difesa della civiltà
e del territorio. Le strategie adottate provocano vittime alate e umane, in un
gioco al massacro che contraddice i valori conclamati. L’ipocrisia della
politica apre le porte agli odiatori di professione, manovrati da chi vuole
dominare. A Livellate c’è bisogno di umanità. Un libro appassionante, una scrittura agile, leggera e divertente, metafora di
una tragedia storica.
L'Autore
Aquilino ha pubblicato cinquantasette libri sia per
ragazzi sia per adulti. Recenti: "Il tuo nome è coraggio" (Einaudi
Ragazzi) "Il mio amico Don Chisciotte", (Coccole Books), "La
furia di Racheles" (Eretica Edizioni); "Lamento di Eracle" (Eretica
Edizioni), "Passione di Fedra" (Gilgamesh Edizioni). La serie "Orrendi
per sempre" pubblicata da Giunti è diventata un cartoon in onda dal 2020. Drammaturgo
e regista, presidente dell’associazione "Tecneke", coordina il "Teatro
dell’Aula", due gruppi di ragazzi, uno sui 10 anni e l’altro sui 15. Ha
scritto i testi per la compagnia Lupusagnus che ha allestito "Mamma
mammazza" (prodotto dal Piccolo Teatro di Milano), "Verginella",
"Canicani", con la regia di Stefano De Luca del Piccolo Teatro e
attualmente Direttore delle Scuole del Teatro di Como.
Per Segni e Parole ha pubblicato anche i libri: L'omino di carta
L'Eugenio, Casaciok, Bocca di rosa, la Nanda, il signor Müller, la bella Carlina… sono alcuni dei personaggi di quindici
storie narrate con tratto arguto, talvolta irriverente, ma sempre delicato. Silvia
ha fatto molti viaggi e ascoltato molte storie: vite vissute per davvero, vite
immaginate o desiderate, aneddoti, problemi, perfino quelle che lei chiama
"balle colossali". Poi un bel giorno si è messa a scrivere, andando
ad attingere da quel pozzo di parole che si è alimentato con gli anni. Così
pagina dopo pagina, si sono materializzati alcuni personaggi e lei ha preso al
volo quelli che per primi l'hanno chiamata, i primi quindici…
L'Autrice
Silvia Padulazzi di mestiere è una facilitatrice e
ascoltatrice di problemi, con lo sguardo ostinatamente orientato verso ciò che
rende speciale l’ordinarietà e la quotidianità delle persone e delle cose. Per
fare questo si avvale di buona memoria, pazienza, empatia, ironia e di due cani
co-terapeuti. Conduce laboratori di crescita personale, di autobiografia
musicale, linguistici, creativi, di prevenzione al bullismo nelle scuole, per
adulti e giovani. Artista per urgente necessità è frivola perdigiorno e cantante.
Autrice di canzoni, poesie, testi di teatro civile e narrativa, ha tradotto per
Casa Editrice Nord e nel 2020 ha pubblicato il manuale “La zampa che cura.
La relazione mediata da Napo e Zoe" per Morphema Editrice. Vive in
provincia di Verbania tra lago e montagna.
“Mettiti le mutande
comode” di Jessica De Giuli con prefazione di Anna Carluccio è un libro
divertente. Non lo è soltanto perché parla di mutande e propone le stesse come
parametro per misurare la vita, ma perché mette in piazza emozioni e sentimenti
che solo fra amiche molto intime ci si possono confidare. Sono parole leggere
ma vere e hanno la pretesa di tentare di dare una dimensione surreale al
quotidiano femminile, di tirare fuori, tra un calzino e una mutanda l’essenza
della vita. Jessica racconta la vita di una giovane donna che fronteggia
quotidianità, figli, marito, casa e lavoro. Un tempo la si sarebbe definita una
donna realizzata. Lei però fa capire che se si somma lo stress, i possibili
inconvenienti, le emozioni mutevoli e la necessità o la costrizione del
confronto con il mondo esterno, si sente inadeguata, ristretta e in qualche
caso anche costretta. Jessica è partita da sé per raccontare la sua vita,
interessante per lei ma anche uno specchio per riflettere la vita degli altri e
le mutande, l’indumento più intimo che c’è, diventano una metafora delle scelte
della vita. In questo tempo sospeso e inquietante possiamo però
indossare un paio di mutande comode e vivere senza l’assillo di dover pulire
gli aloni sui vetri e sui nostri cuori. Noi di Segni e Parole crediamo molto in questo lavoro e,
strizzandoci l’occhio, ci siamo detti fin dalla prima lettura che: «Jessica è
meglio di Bridget Jones»
L'Autrice
Jessica De Giuli ha 37 anni e
da dieci lavora come consulente informatico. Qualche anno fa ha anche intrapreso
un percorso di studi ispirato dalla sua passione per la natura e il benessere
diplomandosi in Naturopatia. Vive da sempre sul suo amato Lago Maggiore, anche
se appena possibile scappa con uno zaino in spalla alla scoperta di nuovi
luoghi. Predilige le scarpe da trekking a quelle col tacco e un panino in
spiaggia a una cena stellata.
Sono giorni difficili, non vi è dubbio. Solo fino a qualche
tempo fa l’idea che un virus avrebbe potuto mettere in ginocchio l’umanità era
legata alla serie televisiva britannica degli anni Settanta intitolata
Survivors, “I sopravvissuti”. E da quegli anni, mentre uno si consolidava e
l’altro si formava, siamo sgusciati fuori con l’idea che la musica ci abbia in
qualche modo dato una mano, se non a salvarci, almeno a non perderci. Così,
quando la vita si complica, la fantasia che ci portiamo dietro, e dentro,
elabora nuovi percorsi e ci basta un alito di vento per proseguire il viaggio
quotidiano.
Provate a immaginare un tavolo apparecchiato con un boccale
di birra e un bicchiere di vino rosso. Lì ci siamo dati appuntamento. Entrambi
settembrini, del segno della vergine, amiamo la musica con sfaccettature
differenti. Così come tra noi sono differenti l’età, il carattere, la fede
calcistica e la formattazione del testo. Non ci sono però muri da scavalcare.
Economicamente fragili, lavoriamo da anni per il colpo da un
milione di euro. Nel corso degli ultimi vent’anni sono molteplici i progetti
che abbiamo condiviso. Testardamente ci sosteniamo nel perseguire le idee che
sviluppano nei nostri incontri. E se qualcosa non è stato fatto è perché,
probabilmente, quella volta eravamo in tre. E il terzo beveva aranciata.
Ci piace ancora trarre godimento e divertimento nel fare le
cose e questo libro è l’ennesima testimonianza della nostra caparbietà nel
raggiungere gli obiettivi prefissati. “Ho sparato al domani” è una canzone che
è diventata un libro e contiene sette racconti in cui passato, presente e
futuro si scambiano spesso d’abito andando in scena in epoche differenti e con
personaggi tutti da scoprire. Una miscela, o meglio un mix, di parole e musica
in quanto ogni storia è imbevuta della musicalità che amiamo. I riferimenti
musicali, così come i luoghi in cui si svolgono i fatti, a tratti sono alla
luce del sole e talvolta, invece, celati ma intuibili.
In ogni racconto troverete anche qualcosa di noi, magari nelle
parole di una ragazza o nei panni di un vecchio o in quelle di un futuro
ribelle. La musica abita dove la lasci entrare, e casa nostra, in questo senso,
è senza porte e finestre. In ogni pagina c’è una canzone che fa parte di una
colonna sonora con la quale condividere il nostro tempo, anche con musiche
differenti, ma in fondo il rock’n’roll si basa proprio sulla diversità delle
emozioni. Non esiste una regola, come non ne esiste una per scrivere, appunto,
di emozioni.
Pensiamo che in futuro non verrà chiesto “Perché non sei
stato Hemingway o Pavese?”, bensì “Perché non sei stato te stesso?”. Noi da
tempo abbiamo tracciato la strada in modo determinato, magari sbagliando, a
volte sbandando ma sempre rappresentando noi stessi nelle parole o nella musica.
E poi, qualunque sia stata la nostra scelta, ci troverete sempre dalla stessa
parte.
Michele Anelli e Gianni Lucini
“Ho
sparato al domani” è per quelli che nella pioggia sentono il richiamo della
libertà, per chi nella nebbia riesce comunque a distinguere il nemico, per
coloro che hanno visto un mondo senza confini da rispettare e per i quali la
vita è un palco dove non importa se non sei perfetto ma puoi essere felice.
Sette racconti, come le pistole dei MacGregor, in cui passato, presente e
futuro si scambiano spesso d’abito andando in scena in epoche differenti e con
personaggi tutti da scoprire.
Vede il mondo soltanto di due colori e pensa di essere
l’unico a vederlo così.
Anche Lia, una cagnolina anziana da sempre in canile, vede
il mondo un po’ verde e un po’ blu. Ma di come vede il mondo Lia a nessuno interessa. Così
Lia decide di chiudere gli occhi. Ma quando un giorno Giulio, guidato dall’istinto la
sceglierà, Lia aprirà gli occhi e finalmente si riconosceranno.
Le loro lacrime di gioia si trasformeranno in coriandoli
colorati e tutti i colori entreranno nella loro vita.
Una fiaba nata per raccontare l’amore che può legare un
bambino e un cane.
Perché soltanto i bambini sono privi di preconcetti e
possono scegliere coraggiosamente ascoltando la voce del cuore.
Un progetto realizzato da
Sabina Guidotti e Alma Di Pietro - Scrittrici Rita Cardelli - Illustratrice Daniela Giovagnetti - Progetto grafico e impaginazione
Pag 54
Euro 14,00
Il libro è esaurito (non sono previste ristampe da parte della nostra casa editrice)
Estate 2019. Il mare è una tavola azzurra che regala frescura
e serenità ai bagnanti. Martina ed Erika, felici e innamorate, si godono la
gioia e le emozioni di quei momenti. Decidono anche di immortalarli con una
foto scattata dalla sorella di Martina. È un’immagine d’amore nella quale le
due ragazze si scambiano un bacio a fior di labbra con i piedi nel mare. Quasi
per condividere la loro felicità con il mondo intero la postano sui social.
Da quel momento la loro vita cambia radicalmente. Vengono bersagliate
da migliaia di insulti, derisioni e vere e proprie minacce per opera degli
omofobi. Dopo essere state colte da comprensibile smarrimento decidono di reagire.
Creano una pagina nella quale finiscono
gli insulti e le altre sconcezze lanciate loro commentandole con ironia. Nasce
così “Le perle degli omofobi”, una pagina che conquista rapidamente il pubblico
dei social destinata a «far capire alle persone che l’omofobia esiste e non ce
la inventiamo per fare le vittime».
Ora una parte di ciò che è stato pubblicato è in questo
libro. Lo scopo è quello di non far sparire nulla di ciò che è
stato.
Le parole fanno male ed è per questa ragione che questo
libro è stato scritto. Perché ora queste parole sono impresse su pagine,
inchiostro nero su bianco, per sempre, anche quando magari di Facebook e
Instagram non si ricorderà più nessuno. È un libro leggero che racconta la
fatica di vivere un amore in una società nella quale l’omofobia trova ancora
grande spazio.
Erika Mattina nasce a Monza nel 1997. Fin da piccola si
avvicina al Teatro, che diverrà una delle sue più grandi passioni, insieme
all’hip-hop. Da sempre una studentessa modello, diplomata con ottimi voti e
laureanda in Scienze dei Servizi Giuridici, si interessa alla scrittura dopo
aver conosciuto Martina.
Martina Tammaro nasce ad Arona nel 1995. Appassionata di
scrittura fin da ragazzina, legge numerosi libri e cerca di migliorare il
proprio stile. Studia danza per sei anni, e teatro per cinque. Diplomata, attualmente
è laureanda nella triennale di Economia. Insieme gestiscono la pagina Instagram
“Le Perle degli omofobi” e portano avanti una battaglia contro l’omofobia,
l’odio e tutte le discriminazioni.
Di Erika Mattina e Martina Tammaro Prefazione di Manuela Mellini
«Una tragicommedia greca a lieto fine: tredici anni
di amicizia di due persone che devono fare i conti con l’handicap pesante della
vista, le difficoltà e i pregiudizi che si accompagnano a ogni limite. Ci vuole
l’amore per spazzare via tutti gli ostacoli, ma Pierluca e Daniela, Dalia e
Pulce, sanno bene che non basta, perché le incomprensioni e i sospetti verso
chi non ha fisico palestrato e prestazioni da supereroe continueranno, e, come
dice il coro, ci vorrà tanta pazienza e tenacia per superarle.Loro
hanno avuto la forza di provarci e di abbattere le distanze, e se questa storia
riuscirà a fare eliminare anche solo una barriera architettonica che complica
la vita ai non vedenti, avrà già raggiunto il suo obiettivo» (Marcello
Giordani ) Ipovedente,
Pierluca Lavia è nato a Novara nel 1965. Musicista ed educatore musicale, si è
specializzato come pianista Jazz con il maestro Filippo Rodolfi. Ha collaborato
come consulente musicale nell’ambito del teatro amatoriale ed è stato pianista
nella band di un noto coro gospel novarese. Nella sua carriera musicale ha
collaborato con Wally Allifranchini, Flavio Piantoni, Claudio Citarella, Antony
Caligagan, Nabuk, Alessandro Magnasco, Andrea Cardinale, Lena Biolcati, Bianca
Biolcati, Angela Gagliardi, Lia Invernizzi, Kimberly Covington e molti altri.
Si è accostato alla scrittura solo in questi ultimi anni e questa è la sua
opera prima.
Una mano delicata che traccia versi? Uno stile formale fatto di immagini che vanno rapide a
cogliere (e a raccogliere) ciò che davvero ha importanza, senza fronzoli e
ricami? Una mano di giovane donna che percepisce la scrittura
come atto vitale? Tutto questo, ma non solo. Perché Daniela Mattiazzi ha
dalla sua la capacità di percorrere la vita con semplicità, ma con sguardo
ampio, imboccando più di un sentiero per volta
(Laura Travaini)
Daniela Mattiazzi, nasce ad Asti nel 1957. Nel 2014 Aljon
Editrice pubblica “Corde tese”, la sua prima silloge di poesie. Altre composizioni
si possono trovare in pubblicazioni di enti e associazioni culturali. Sono
molti i riconoscimenti ricevuti in vari concorsi di poesia.
Diretto, sfrontato,
maschilista che più non si potrebbe il protagonista di questo libro non è
proprio quel che si dice un esempio da seguire eppure affascina... Non perché
ha un "fascino bastardo" cui non ci si può sottrarre, anzi a volte è
irritante come la carta vetrata o, per usare un linguaggio più acconcio al suo
modo di esprimersi, "come la sabbia nelle mutande".
In realtà in qualche modo
rappresenta una generazione che ha fatto dell'esagerazione negli atteggiamenti
il mezzo per affermare la sua identità. In questo libro c'è tutto o quasi
quello che in genere viene considerato un modo sbagliato di affrontare
l'esistenza: c'è l'alcol, c'è il sesso e c'è l'idea che il domani non esista,
che esista solo l'oggi da vivere in modo più intenso possibile.
Il protagonista di
questo romanzo sa interpretare la vita degli altri e il mondo in un modo solo:
attraverso se stesso.
A volte fa fatica a
contenere tutto nonostante la spavalderia con la quale affronta una vita che
lui stesso a volte contribuisce a rendere complicata. La superficialità è
troppo dichiarata per essere vera e l'ignoranza suona un po' forzata quando
viene sventolata come una bandiera.
Matteo scrive la
realtà dell'altro ieri. Non intendo in senso figurato, il suo spazio temporale
è proprio l'altro ieri.
Non gli interessa
farla sembrare diversa da quello che è, non ha un fine nobile da utilizzare
come riscatto e, in fondo, questo è il vero pregio di questo libro fuori dai
parametri del "politicamente corretto". C'è soltanto il racconto di una vita ai margini, oggi si definirebbe "borderline", condotta e raccontata senza troppi retropensieri.
Questo libro ha origine da una idea di Mariangela Panigoni: avviare la raccolta di documenti – fotografie, scritti, oggetti – appartenuti a ex dipendenti della Manifatura Rossari e Varzi, con l’intento di pervenire alla realizzazione di un Museo del tessile, che testimoniasse il fiorente passato della grande industria cotoniera galliatese, la cui storia per più di settant’anni si è intrecciata con la storia della nostra comunità e ne ha stimolato e condizionato le radicali trasformazioni economiche, sociali, culturali del secolo scorso.
Dopo la morte di Mariangela, la volontà di proseguire il percorso da lei iniziato e il desiderio di conservare la memoria collettiva di un passato ancora fortemente significativo per la comprensione del nostro presente, hanno indotto l’Associazione “Il Pane e le rose” a sostenere il progetto di questo libro dedicato a lei, senza tuttavia rinunciare alla precedente idea del Museo.
In queste pagine si documentano il passaggio dall’economia agricola alla nascita dell’industria tessile a Galliate, le vicende della Manifattura Crini e Bottelli e, in particolare, la nascita, la rapida ascesa ed espansione della Manifattura Rossari e Varzi, il suo declino e il drammatico tracollo, che hanno variamente coinvolto migliaia di galliatesi, segnandone i destini individuali e le scelte collettive.
Con la chiusura dell’azienda, si è chiuso anche un capitolo della storia di Galliate e si è avviata una trasformazione del tessuto urbano e civile, che è tuttora in atto.
Le autrici si rivolgono in particolare alle nuove generazioni per evitare che vada disperso o dimenticato il patrimonio umano e culturale che si è sviluppato intorno alla Manifattura Rossari e Varzi.
Per realizzare questo libro, che abbraccia un arco di tempo di oltre un secolo e mezzo di storia dell’industria tessile galliatese, è stato necessario avvalersi di varie testimonianze scritte e orali e di un lungo lavoro di ricerca documentale e di consultazione di giornali d’epoca.
Il volume è suddiviso in quattro parti: le prime due si riferiscono cronologicamente al periodo compreso tra l’inizio del XIX secolo e la fine della seconda guerra mondiale, la terza e la quarta al periodo successivo, fino agli anni Settanta. Di Wilma Montano e Concetta Cinque
Le protagoniste di questo libro sono donne i cui nomi, salvo
qualche eccezione, si sono persi nel tempo. Eppure sono state dee della
bellezza, adorate e amate dal pubblico che talvolta hanno brillato come e più
delle grandi protagoniste del Café Chantant francese. Nonostante i nomi esotici
e le suggestioni biografiche costruite dai loro impresari sono quasi tutte
italiane. Sullo sfondo dei racconti delle loro vite c'è l'Italia, l'Europa,
talvolta il mondo, ma c'è soprattutto Napoli, la città nata dall'amore della
sirena Partenope che non abbassa la testa neppure di fronte a Parigi. Raggiungere
Napoli è il sogno di tutte le ragazze che scappano da casa per cambiare la loro
vita. Non provengono soltanto dalla Campania, ma arrivano da ogni parte
d'Italia. Sono piemontesi, lombarde, toscane, laziali ecc. Per periodi più o
meno lunghi sono state dee. Hanno tenuto in pugno il destino e le passioni di
uomini potenti, ma per tante di loro, non per tutte, svanito il periodo delle
fortune, la vita è diventata durissima. Molte sono morte dimenticate e in
miseria, altre sono state uccise da amanti gelosi, mariti o dalle tragedie
della guerra. Alcune vengono addirittura venerate come sante dal popolo perché
spendono il loro denaro e la loro fama per assistere poveri, indigenti e
marginali. Per l'Italia codina, cattolica e moralista sono e restano peccatrici.
Quando vengono uccise la morale comune assolve gli assassini e quando muoiono
in circostanze misteriose nessuno indaga sulla loro morte. Idealmente collegato
a Luci, lucciole e canzoni sotto il cielo
di Parigi questo libro di Gianni Lucini nasce quasi per chiudere un
cerchio. Come nel libro precedente non c'è moralismo nel racconto. Anche queste
donne rivivono attraverso le loro storie, che non sempre finiscono bene perché
la realtà raramente è uguale alle favole.
Sono donne. Alcune hanno un nome, si chiamano Alice, Adele, Agnese,
Bianca, Giulia o Marylin altre non ce l'hanno o non lo dicono perché parlano in
prima persona. Sono partigiane, operaie, musiciste... ma soprattutto sono donne
che affrontano i chiaroscuri e soprattutto gli spigoli della loro vita in prima
persona. Prima di diventare racconti sono state canzoni. Otto racconti, otto
personaggi femminili, otto storie diverse, otto quadri di una mostra nella
quale è la vita stessa ad assumere i contorni di un'espressione artistica. Nate
dalla creatività di Michele Anelli si sono quasi ribellate all'idea di restare
sospese all'interno di un brano musicale e hanno preso vita proprio sulle
pagine di questo libro. La suggestione della musica si fa parola in un miscela
speciale che in fondo assomiglia alla vita perché, come dice Bianca, il senso
dell'esistenza non è complicato ma racchiuso in poche, semplici cose: «Non necessariamente in quest’ordine, ma
ascoltare musica, leggere, camminare e fare l’amore, se non quotidianamente,
almeno spesso, bere anche un po’ di gustoso vino rosso...».Le canzoni da
cui sono nate le storie, contenute nel CD allegato aiutano a immergersi
completamente nel mondo delle protagoniste.
Michele Anelli nasce sulle rive del Lago Maggiore nello stesso
anno in cui The Kinksdanno alle stampe You really got me e i Sonicsesordiscono
su 45 giri con il branoThe Witch. Autore di canzoni, produttore musicale
e scrittore, in passato con band come Thee Stolen carse The Groovers ha pubblicato, nell’arco
di 25 anni, una dozzina di lavori e raccolto ottimi consensi da parte di critica
e pubblico. Dal 2013 lavora come cantautore non allineato con tre album pubblicati
a proprio nome. Nelle giornate di pioggia si dedica alla scrittura. Recentemente
ha pubblicato due libri: Siamo i Ribelli
- storie e canzoni della Resistenza – (2007) e Radio Libertà - dalla radio della Resistenza alla resistenza
delle radio – (2013).
Di Michele Anelli - Prefazione di Antonella Braga e un racconto di Agostino Roncallo
Pag 96
Libro con CD allegato
Euro 15,00
Il libro è esaurito, se però insistete, ma tanto... potremmo ristamparlo
«Le donne sono sempre state al centro dell’universo poetico del tango. Lo hanno ballato e inventato insieme agli uomini e sono state protagoniste della storia americana, anche se le loro esistenze occupano un posto secondario nelle cronache ufficiali.»
Monica Maria Fumagalli, danzatrice professionista, balla e insegna da molti anni. Ha tradotto dallo spagnolo diversi saggi tra i quali: Rafael Flores Montenegro, Il tango e i suoi labirinti, Abrazos; Gloria e Rodolfo Dinzel, Il tango. Un’appassionata ricerca della libertà, Abrazos; Sonia Abadi, Il bazar degli abbracci, Abrazos; Rafael Flores Montenegro, Carlos Gardel. Tango senza fine, Viennepierre, Milano. I suoi due libri, Jorge Luis Borges e il tango e Carlos Gavito, la sua vita il suo tango, scritto in collaborazione con Massimo Di Marco, sono pubblicati in Italia e in Argentina.
Un
rospo dormiglione, una lavagnetta magica che inghiotte i ricordi, un chicco di
caffè che si innamora di una goccia di latte, quattro fragole in cerca di
fortuna, un panino che fugge e si unisce a una banda di carciofi ribelli. Sono
questi solo alcuni dei protagonisti della favole di Ivano
Tajetti, un po’ sognanti, un po’ stralunate. Favole per bambini, che possono
piacere anche agli adulti. Storie impreziosite dalle illustrazioni di Flavio
Ghiringhelli - detto Ghiri – pittore
e Partigiano, anche lui protagonista di uno dei racconti. Un artista che lascia
in questo libro ai bambini il suo ultimo saluto: dei disegni da completare con
i colori della fantasia.
Ivano Tajetti, nato a Milano il 19 marzo, trascorre il suo tempo tra
animali (per lavoro) e alberi della memoria (per passione), che cura con la
stessa attenzione. È vice presidente dell’ANPI (Associazione Nazionale
Partigiani Italiani) di Milano e presidente della sezione Barona. Ha all'attivo molte pubblicazioni ma Rospo Vecchiaquerciainventasogni e altre
storie è il suo primo libro di favole.
Una storia che racconta un mondo diverso dove un uomo non è mai lupo per un altro uomo ma semplicemente fratello. Il libro è dedicato a Vittorio Arrigoni, detto Vik. È lui il bambino che non voleva essere un lupo. Diventato grande Vittorio ha dedicato tutta la sua vita ai più deboli, ai dimenticati del mondo, ai bambini privati dei loro diritti, agli uomini e alle donne vittime delle violenze e dei soprusi. La Fondazione Vik Utopia Onlus cercava un editore per pubblicare il libro "Il bambino che non voleva essere un lupo". Noi abbiamo accettato di essere quell'editore. Il guadagno andrà tutto alla Fondazione e noi siamo molto orgogliosi.
Un cadavere nella Valle dell'Erno, un'improvvisata
indagatrice, una centralina invisa agli spiriti. I due protagonisti sono
particolari. La prima è Dea Ferrari, una giornalista originaria di Lesa, sul Lago Maggiore, tornata nel suo paese natale dopo essere andata in pensione. Il
secondo, suo fedele collaboratore, è Ciano, arzillo novantenne, ex partigiano,
profondo conoscitore del proprio paese e delle persone che lo abitano,
facilmente reperibile al Circolo Comunale che per lui è quasi un ufficio. La loro prima avventura ha per sfondo la Valle
dell'Erno e un'atmosfera simile a quelle che caratterizzano il popolarissimo
"indagatore dell'incubo" Dylan Dog.
Niccolò Roda usa una forma antica per sviluppare il suo
pensiero. È quella del “dialogo” in cui le idee trovano la propria definizione
attraverso un confronto progressivo. La parola stessa, d’origine greca e nata
dall’unione dei due termini “dia" (attraverso) e logos (discorso)
definisce compiutamente il metodo di formazione dei concetti, delle ipotesi e
delle idee. Il ragionamento si sviluppa attraverso il confronto verbale tra due
o più persone e procede per passi successivi accompagnando con semplicità il
lettore in un territorio arduo e talvolta ostico quale quello della ricerca
filosofica e concettuale.
Nato come forma espressiva di culture in cui l’oralità
prevaleva sulla traccia scritta il dialogo è divenuto oggi, in una società
apparentemente ricca di forme di comunicazione, uno strumento quasi
rivoluzionario.
Stefano e Maurizio, i due protagonisti di questo libro, si
arrampicano sulle vette dei ragionamenti più complessi con il passo lento di
chi percorre i sentieri di montagna, senza fretta di arrivare alla conclusione
del viaggio ma con la certezza che ogni metro percorso avvicina alla meta.
È un testo che ha diverse chiavi di lettura. Può essere
letto tutto d’un fiato se si è interessati alla dinamica della relazione tra i
due protagonisti oppure lentamente, poco per volta, se si vogliono seguire e
metabolizzare i concetti. Qualcuno troverà risposte, qualcun altro incontrerà
stimoli per nuove domande, altri ne apprezzeranno la lucida esposizione, altri
ancora lo vivranno come un giallo senza assassini da seguire con il fiato
sospeso fino all’ultima pagina. Nessuno si accorge che è stato scritto da un
giovane alla vigilia dell’esame di maturità.
In ogni caso non poteva restare chiuso in un cassetto.
Le
lettere di Mario Marforio, un ragazzo in divisa nel turbine della seconda
guerra mondiale
Nel 1942 Mario Marforio da Lesa, Lago Maggiore, è un soldato
ventenne lontano dal paese e dai suoi cari. È la prima volta che parte, è da
solo ad affrontare il mondo in una prova ben più grande di lui, che è però
toccata in sorte a tanti suoi coetanei: la guerra.
Mario è il primo
maschio di sei figli: è a lui che si chiede un parere quando si ha l'idea di
prendere una bicicletta, è lui stesso che si sente in diritto di darne. Avrà
proprio lui parole di conforto per i famigliari quando sarà prigioniero, sarà
f
orte anche durante i mesi di silenzio, di fronte alle notizie più brutte e
dolorose. In questo libro sono raccolte le sue lettere scritte dal 1942
all'estate del 1944, senza correzioni e con le caratteristiche linguistiche
tipiche dell'italiano regionale parlato in quegli anni nel quale le espressioni
dialettali si mescolano a formalismi di scrittura dal sapore antico.
In questo libro ci sono tante cose: la nostalgia, le
preoccupazioni, le paure e l'interesse reciproco per le vite di chi è partito e
di chi è rimasto a casa.
Su tutto c'è la guerra vista e raccontata ai famigliari...
Stefano e Maurizio, i due protagonisti di questo libro, si
arrampicano sulle vette dei ragionamenti più complessi con il passo lento di
chi percorre i sentieri di montagna, senza fretta di arrivare alla conclusione
del viaggio ma con la certezza che ogni metro percorso avvicina alla meta.
È un testo che ha diverse chiavi di lettura. Può essere
letto tutto d’un fiato se si è interessati alla dinamica della relazione tra i
due protagonisti oppure lentamente, poco per volta, se si vogliono seguire e metabolizzare
i concetti. Qualcuno troverà risposte, qualcun altro incontrerà stimoli per
nuove domande, altri ne apprezzeranno la lucida esposizione, altri ancora lo
vivranno come un giallo senza assassini da seguire con il fiato sospeso fino
all’ultima pagina.
In ogni caso non
poteva restare chiuso in un cassetto.
La “Gente di stoffa” è quella accomunata da un “pallino”, un bernoccolo, un chiodo fisso. Una lampadina sempre accesa che non è mai un capriccio ma una pura necessità. Questo libro è una collezione di storie originali (nel duplice significato di “autentiche” e “curiose”) che hanno un comune denominatore, o meglio, due: il talento e la passione. Le sue pagine raccolgono il racconto in “viva voce” di scrittori, registi, illustratori, musicisti, ballerini, studiosi, giocolieri, fotografi, artigiani e artisti in senso lato che hanno creduto nel proprio sogno, ci hanno provato e continuano a farlo. Un campionario di vite umane e professionali che avevano l’urgenza di essere raccontate. È un libro che vuole porsi come un piccolo forziere in cui le eccellenze di una società, i suoi panni più pregiati, vengono messe in mostra non solo per essere ammirate ma soprattutto per essere avvicinate, comprese, vissute.
Come si vivono gli anni dell’adolescenza tra bombardamenti e amici indimenticabili, cibo razionato e vacanze in mezzo alle risaie, sfollamenti e scherzi goliardici, fucilazioni di massa e primi timidi amori? Lo racconta Paolo Grassi che, durante il periodo 1940-1945, ha tenuto un diario nel quale ha annotato le sue vicende personali intrecciandole con momenti che hanno sconvolto il mondo. Questo “Diario” ripercorre i cinque anni più tragici della storia italiana - dallo scoppio della guerra alla caduta del fascismo, dalla sanguinosa occupazione nazista fino alla liberazione - visti con gli occhi di un ragazzino costretto dagli eventi a crescere troppo in fretta. Pur tra violenze di ogni tipo, dalle pagine emerge il desiderio di vivere, il mantenimento dei valori, la ricerca – per quanto possibile – di una “normalità” adolescenziale, che fa però presto spazio alla consapevolezza, all’indignazione per gli orrori quotidiani. Il libro-documento è un diario appassionato e appassionante dal quale emergono storie lontane. Da non dimenticare mai.
Paolo nel 1940 ha dieci anni, inizia a stendere il diario poco prima dell’inizio della guerra e, pagina dopo pagina, ne riporta gli eventi di rilievo nazionale e locale. Dalle notti passate in rifugio sotto le bombe ai bollettini riportati dai quotidiani, il giovane Paolo diventa testimone di una storia molto più grande di lui. Lo aiutano a capire: la famiglia, gli amici, gli episodi quotidiani, il vissuto stesso nelle città e nei paesi in cui vive durante la guerra: Milano, Codogno, Novara e Lumellogno, dove la famiglia è costretta a sfollare a casa dei nonni Camillo e Clementina.
Questo diario è un libro per gli appassionati di storia, adatto alla lettura anche dei ragazzi di oggi, perché scritto da un ragazzo molto diligente nell’annotare la storia stessa, nell’annotare ciò che oggi si legge nei libri; molti dettagli della nostra storia, specialmente locale, si possono scoprire leggendo questo diario: dettagli che non si trovano da nessuna parte, se non nella memoria di chi ha vissuto direttamente quei momenti.